Reduce dall’infortunio alla caviglia subito allo US Open e dalla separazione con lo storico coach Vincenzo Santopadre, Matteo Berrettini ha deciso di affidarsi a Francisco Roig. Ma quali sono le prospettive del romano per l’inizio di stagione 2024?
Purtroppo il nuovo anno non è iniziato in modo positivo per Berrettini, il quale è stato costretto a cancellarsi delle qualificazioni all’Atp 250 di Brisbane per un problema al piede accusato durante le preparazione. L’assenza nel Queensland gli è costata un’ulteriore discesa nel ranking, che adesso lo vede situato fuori dalla top-100, alla piazza numero 125 per la precisione.
Il peggio, tuttavia, sembrerebbe essere alle spalle. Perché Matteo, smaltito l’ennesimo infortunio, è volato oltreoceano per prendere parte all’Australian Open, dove è già sicuro di un posto nel main draw. L’Happy Slam per lui potrebbe rivelarsi un primo punto di svolta in ottica risalita.
In attesa dell’inizio ufficiale del torneo, l’azzurro si sta allenando a Melbourne (oggi in compagnia di Stefanos Tsitsipas) per riprendere confidenza col cemento australiano e con un clima sempre ostico per temperature e tassi di umidità.
Le sensazioni emerse sono buone così come l’umore dell’azzurro, apparso sorridente nei video e nelle foto che circolano sul web. La speranza è che il sorriso possa splendere sul suo volto anche nella giornata di giovedì, quando andrà in scena il sorteggio del tabellone principale.
Berrettini, infatti, non essendo testa di serie, potrebbe trovarsi al cospetto di chiunque al primo turno. E, considerando che non gioca da mesi, sarebbe una buona notizia se quel chiunque non appartenesse al novero dei top del circuito.
Fatta tale premessa, iniziamo a parlare di prospettive, partendo dal presupposto che la prima condizione necessaria affinché Berrettini possa avere ancora un futuro ad alti livelli è che il suo fisico smetta di tradirlo con una costanza disarmante.
Per quanto riguarda l’Australian Open, ci teniamo a sottolineare che raggiungere un terzo o un quarto turno sarebbe per Matteo un ottimo risultato, nonostante si tratti di un bottino che fino a qualche tempo fa avremmo definito come “deludente”. Il motivo della nostra affermazione sta nel fatto che, oggi come oggi, l’obiettivo principale del romano dev’essere quello di macinare partite, fiducia e punti, con la consapevolezza che il tempo delle soddisfazioni, semmai, arriverà nel corso dei mesi.
Dicevamo dei punti. Considerato che Berrettini non ha nulla da difendere, l’eventuale raggiungimento dei sedicesimi gli consentirà di mettersi in tasca ben 100 lunghezze (è cambiato il sistema di assegnazione) e di attestarsi appena dietro ai primi cento del mondo. Mentre se dovesse riuscire a spingersi agli ottavi, potrebbe posizionarsi attorno alla 77. In entrambi i casi non si assicurerebbe matematicamente il tabellone principale dei tornei Atp, ma di certo approccerebbe agli impegni futuri con piglio diverso.
Ben venga se poi dovesse andare anche oltre, rientrando subito nel giro dei frequentatori fissi del circuito maggiore. A questo punto, i margini guadagno sarebbero enormi ogni settimana. Ma voliamo basso per il momento, perché c’è un altro scenario di cui tenere conto…
L’altro scenario, quello di una immediata eliminazione all’esordio, suonerebbe invece come una mazzata, non definitiva ma comunque pesante, sulle ambizioni di Berrettini per il prosieguo di 2024. Soprattutto sotto l’aspetto mentale, dato che la sua classifica ci racconta che lo spettro di ripartire mestamente dai Challenger non è troppo lontano: se si concretizzasse sarebbe davvero dura fronteggiarlo per uno che ha giocato la finale di Wimbledon ed è stato numero 6 al mondo.
In sintesi, per quanto l’asticella relativa ai traguardi sia bassa attualmente, Matteo dovrà tenere bella tesa quella dell’attenzione. Tra un primo, un secondo e un terzo turno può cambiare pochissimo così come un’intera annata sportiva. A fare la differenza saranno i dettagli e in questo l’azzurro sarà chiamato ad essere perfetto. Da sventare c’è il rischio di finire in un turbine negativo da quale poi è difficile uscire.
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