Jannik Sinner ha perso contro Carlos Alcaraz. Un 7-6, 7-5 per il diciottenne spagnolo che sarebbe anche potuto essere più largo. Oppure che, se Sinner avesse sfruttato meglio le (poche) occasioni avute per ribaltare l’inerzia del match, sarebbe anche potuto finire in maniera diversa. Come ha detto lo stesso Jannik, con un risultato del genere, sono i dettagli a fare la differenza.
E in questo match, che sarà il primo di una lunga serie di scontri diretti tra il nativo di Murcia e l’altoatesino, i dettagli li ha curati meglio Alcaraz: più solido, più tonico, più preciso. Un mix di classe, talento, fisicità e maturità tattica che non ha lasciato scampo a Sinner. Fino a qui, tutti d’accordo. D’altronde, oltre a noi e ad altri centinaia di osservatori, l’ha ammesso senza giri di parole lo stesso Jannik.
Detto questo, fa sempre una certa impressione leggere i commenti dei fan, dei tifosi, degli appassionati, dei presunti esperti. Da quando Sinner si è affacciato ai livelli più alti del circuito Atp, siamo saliti su una sorta di schizofrenico otto volante, per cui si passa e si ripassa, nel giro di poche ore, dal descrivere il ventenne italiano come un fenomeno praticamente imbattibile, destinato a vincere qualsiasi cosa nei prossimi anni, ad un giocatore modesto, con evidenti limiti tecnici e fisici, impossibilitato a competere con i big del circuito.
Per amore di dignità, evitiamo di riportare in questo articolo alcuni dei commenti più assurdi letti in queste ore sui social, ma vi assicuriamo che ci sono delle chicche niente male. La risposta migliore, forse, potrebbe essere affidata al post su Instagram dello stesso Alcaraz, che ha fatto i complimenti a Sinner, augurandogli buona fortuna, in attesa delle tantissime sfide che arriveranno tra loro nei prossimi mesi e nei prossimi anni.
Ma possiamo anche andare oltre e richiamare un precedente che, da solo, basterebbe ad imporre ai tanti “fenomeni da tastiera” se non il silenzio, quanto meno un surplus di riflessione. Scomodiamo, per l’occasione, il primo incontro ufficiale tra due mostri sacri del tennis, che non hanno certo bisogno di presentazioni: parliamo di Roger Federer e Rafael Nadal, semplicemente due dei migliori della storia, se non i migliori.
Ebbene, il primo incontro ufficiale in singolare tra i due avvenne il 28 marzo 2004, al Miami Masters. Roger arrivava a quell’incontro da numero uno all’età di 22 anni. In quel match un semisconosciuto Rafa, appena diciassettenne e numero 34 del ranking Atp stupì l’intero mondo del tennis sconfiggendo nettamente lo svizzero con un doppio 6-3, su una superficie che non gli si addiceva particolarmente.
Per fortuna a quell’epoca non c’erano né Facebook, né Twitter, né Instagram, altrimenti il tenore dei commenti sarebbe stato più o meno questo: “Ah, quel Federer… sì, bravo, però fino ad oggi ha vinto contro nessuno. Ora che c’è Nadal è finita la pacchia, lui sì che è un predestinato…”. Inutile dire come sia andata dopo: quello fu solo il primo capitolo di una rivalità epica che ha segnato per sempre la storia del tennis.
Torniamo ai giorni nostri. Cosa abbiamo voluto dire con questo parallelismo? Sicuramente non che Sinner sia forte come Federer o che farà la carriera di Federer e vincerà quanto Federer. Neppure che Alcaraz sia già il nuovo Nadal. Quello che vogliamo dire è che, semplicemente, quando due giocatori considerati tra i migliori talenti al mondo per la loro età si incontrano per la prima volta, è normale che uno vinca e l’altro perda.
In questo caso ha vinto Alcaraz, ma non è detto che la prossima volta non tocchi a Sinner. Oppure sì, chi può dirlo? Sicuramente ciò che non si può fare è dare un giudizio sommario su un giocatore – che fino a quattro giorni fa era considerato il più forte del mondo – dopo una partita. Una partita sul cui esito possono influire tanti di quei fattori che non riusciremmo neppure ad elencarli.
Per cui, calma e gesso, fate un bel respiro e godetevi le partite. Vedrete che ne beneficeremo tutti. Buon tennis.
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